Parigi e i Miserabili, segui i passi di Jean Valjean

di ANDREA ALOI*

Pubblicato nel 1862, “I Miserabili” di Victor Hugo, magnum opus di un Uomo altrettanto grande, scorre possente - in un moltiplicarsi di tipi, pathos e peripezie - lungo gli anni che vanno dal 1815 della Restaurazione ai moti antimonarchici del giugno 1832, repressi nel sangue dopo eroica lotta. Il romanzo accompagna Jean Valjean da Faverolles, nel sud-est francese, ai lavori forzati di Tolone per poi risalire a Montreil-Sur-Mer, nel Pas de Calais e infine sfociare a Parigi, dove la storia “minima” del contadino ex condannato per un piccolo furto, dell’uomo redento nel portafogli e nell’animo eppure sempre in fuga dall’implacabile-infelice poliziotto Javert, si fa travolgere dalla Storia di Francia e si fonde infine, nuvola di passaggio nel cielo in tempesta, con Parigi, città-mondo. Monasteri di clausura, palazzi borghesi, gli intrecci inestricabili di vie medioevali, le prime periferie che si mangiano la campagna, le ombre e l’insalubrità, il formicolio del popolo minutissimo e pezzente, i café dove cova la rivolta morale e politica contro qualsiasi accenno di ritorno all’Ancien Régime: Hugo conduce per mano il fortunato lettore dentro un “luogo” unico in piena trasformazione. Con la pietas dei migliori sentimenti umani e la precisa cognizione di un urbanista.

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Anni Venti dell’Ottocento, Valjean è sulla mezza età ed entra a Parigi passando dalla barriera daziaria di Monceaux, a nord-ovest, ben al di dentro dell’odierno boulevard périphérique che circonda gli attuali venti arrondissements (due di loro, Bois de Boulogne e Bois de Vincennes sono in effetti esterni). Si affaccia su una periferia che muta, trascinata da un capitalismo arrembante, con aristocratici di fresca nomina bonapartista e borghesi dall’occhio lungo che investono a dirotto in nuovi quartieri, mentre si moltiplicano i ritrovi e le sale da ballo. Con una gioventù in bilico tra pragmatismo e utopia sociale e i primi accenni di proletariato intellettuale. Dove prima “le vie erano solcate da carreggiate al pari delle strade maestre, e vi spuntava l’erba”, “un luogo abitato dove non si vedeva nessuno, (…) un luogo deserto dove abitava qualcuno”, restavano bicocche come la topaia Gorbeau, ma bastava inoltrarsi in città per rimanere storditi. Jean annusa aria nuova, di modernizzazione: “Il punto in cui trovava in quel momento, situato tra il Faubourg Saint Antoine e la Rapée, è uno di quelli che i recenti lavori hanno trasformato da capo a fondo: imbruttendoli secondo alcuni, trasfigurandoli, secondo gli altri. I terreni coltivati, i magazzini di legname ed i vecchi caseggiati sono scomparsi. Al loro posto adesso vi sono nuove larghe vie, arene, circhi, ippodromi, stazioni ferroviarie, e una prigione: Mazas. Il progresso, come si vede, con il suo correttivo”.

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(Victor Hugo, busto nel museo Hugo a Parigi)

Nuove ricchezze e nuove povertà in un crogiolo unico. Ci vorranno ancora diversi decenni e la svolta verso il nuovo secolo perché Parigi ridisegni e “specializzi” la sua mappa sociale, con i quartieri “bene” a ovest e quelli popolari a nord-est, nelle zone di industrializzazione. Ma la Questione Sociale, indissolubilmente legata a quella politica e istituzionale, sta già ben maturando nelle coscienze. E a proposito di “correzioni” come non pensare al ridisegno di Parigi operato dal barone Haussmann tra il ’52 e il’69, in pieno Secondo Impero, con sventramenti dei vecchi quartieri centrali e creazione di larghi viali difficilmente ostruibili da insorti e però agevoli per manovrare truppe della Guardia Nazionale e dell’esercito. Le grandi strade non si prestano alla tattica delle insurrezioni locali, bisogna “bucare questo quartiere abituale delle sommosse”, afferma Haussmann in uno scritto in cui chiede il prolungamento del boulevard de Strassbourg fino a Châtelet. A Parigi si lastrica col legno, materiale poco utilizzabile per trinceramenti urbani.

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(Les amis de l'Abc, dal film-musical "I miserabili")

Se nel 1830, durante le “trois glorieuses”, le tre giornate gloriose, vengono erette seimila barricate, proprio in Faubourg Saint’Antoine, dalle parti di Bastille, durante la rivoluzione del 1848 si sarebbe levata una barricata “mostruosa; era alta tre piani e larga settecento piedi. Sbarrava da un angolo all'altro la vasta imboccatura del sobborgo, vale a dire tre vie”. La rivoluzione del 1830 aveva tolto di mezzo l’ultimo dei Borbone, Carlo X, cui era succeduto Luigi Filippo, un Orléans, ramo cadetto dei Borbone, a capo di una monarchia costituzionale vista con sospetto dai progressisti e mal tollerata dai repubblicani. Avrebbe Luigi Filippo mantenuto le promesse o si sarebbe fatto valletto di una nuova restaurazione? Di qui i moti del 5-6 giugno ’32 e lo stato d’assedio, gli ottocento morti, le condanne capitali commutate in deportazione. Nel pieno, per sovrappiù, di un’epidemia di colera che da marzo a ottobre di quell’anno avrebbe mietuto 18.000 vittime. Per arrivare alla Seconda Repubblica sarebbero dovuti passare sedici anni, solo il ’48 avrebbe spazzato via Luigi Filippo per far posto a Luigi Napoleone Bonaparte, nuovo presidente e presto, da gran voltagabbana, futuro imperatore Napoleone III.

Questo è il cuore turbinoso dei “Miserabili”, ci parla di una Parigi indocile, insoumise, inconciliata con chi vuol sperperare il patrimonio immenso dell’89 e sempre più intrisa degli ideali socialisti. Nel café Musain, dalle parti di boulevard Saint Michel, Hugo colloca Les Amis de l’Abc, un’associazione dedita all’alfabetizzazione infantile che fa da paravento alla società segreta animata dagli studenti Combeferre, Prouvaire, Bahorel, Laigle, Grantaire. Siamo nel quartiere latino, nella Rive Gauche, prossimi alla Sorbona, crogiolo di pensiero libero fin dal quindicesimo secolo di François Villon, un altro cantore eretico della Parigi più felicemente contaminata e odiatrice del conformismo. Per gli Amis dell’Abc Hugo aveva preso spunto dalla realmente esistita Société des Amis du Peuple, che si riuniva al 22 di Rue des Grés, via oggi scomparsa, nel V arrondissement e sempre sulla Rive Gauche, in un punto che fronteggia il Marais, sito sulla sponda opposta della Senna.

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(Gavroche, di E. Bayard)

Lì tra il cielo atlantico della Capitale che si avviava a raggiungere il milione di abitanti e le fogne di una fuga miracolosa nel finale del libro, tra l’empito fraterno dei socialisti rivoluzionari alla Enjolras, giovane “angéliquement beau", la bieca malvagità di un Thénardier, oste e malfattore senza venia e la nobile dedizione di Gavroche, piccolo, gigantesco monello, il ricco e generoso imprenditore “Monsieur Madeleine” che ha fatto fortuna nel campo della bigiotteria e ha sperato di dimenticare quel passaporto giallo simbolo della sua condizione di ex detenuto, torna per sempre Jean Valjean. Ha stigmate che non si lavano. Ha cuore immenso al punto di denunciarsi affinché al suo posto non venga punito per furto un innocente. Incarcerato riuscirà a evadere. Ha un tenero germoglio da difendere, la piccola Cosette. Figlia di Fantine, povera ragazza madre, Valjean - come promesso alla donna morente - l’ha strappata a caro prezzo dalle grinfie di monsieur e madame Thénardier che a Montfermeil, non lontano da Parigi, dove hanno una locanda, la sfruttano impietosamente. In fuga, di nuovo, Valjean si fa inghiottire da Parigi. Cambia spesso casa, non vuol dare nell’occhio.

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(Place des Vosges, Marais, oggi)

Il primo rifugio - e per sei lunghi anni - è il Petit-Picpus, convento di monache di clausura. Non cercatelo nelle guide, è un’invenzione di Hugo, ma esiste un quartiere di Picpus, sotto Place de la Nation, nel XII arrondissement, che deve il nome al villaggio seicentesco di Piquepuce. Ulteriore suggestione per Hugo può esser stata la presenza in zona di un cimitero privato, l’unico di Parigi, ricavato a fine ‘700 da un fondo di proprietà delle Chanoinesses (canonichesse) di Saint’Augustin. Nel 1829 Jean e Cosette, ormai giovincella, sono in Rue Plumet, l’attuale via Oudinot, una zona semicentrale, nel VII, nei pressi dell’Hotel des Invalides. Abiteranno pure in Rue de l’Ouest, nel XVI, vicino alla stazione di Montparnasse, e, nel ’32, li troviamo finalmente in Rue de l’Homme Armé, parte oggi di Rue des Archives, che va da Rue Saint Croix de la Betonnerie a rue des Blanc Manteaux (nota bene: la divagazione toponomastica, del tutto gratuita, è un omaggio a quest’ultima strada, che dà il titolo a una celebre canzone, e a Juliette Greco, sua sublime interprete: “Dans la rue des Blancs-Manteaux/ Sont venues des dames comme il faut/ Avec de beaux affûtiaux/ Mais la tête leur faisait défaut/ Elle avait roulé de son haut/ La tête avec le chapeau/ Dans le ruisseau des Blancs-Manteaux". Le parole sono di Sartre e le teste delle dame, amanti della bella chincaglieria, rotolano cappello compreso causa ghigliottina. Una moda davvero dernier cri, ultimo grido. Tutto molto elegante, nero-esistenzialista e parigino).

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Ecco il Marais, la Palude, pur se non era zona umidosa in epoca storica, del resto i romani battezzarono Parigi Lutetia e lutum in latino significa fango e insomma, quel nome avrà avuto un suo perché. Una culla per il popolo nelle sue varie gradazioni, dal povero emarginato all’operaio che mena comunque una vita grama. Oggi il Marais è posto fichetto, drammaticamente gentrificato e ci si svena per un monolocale, fino a quarant’anni fa pullulava di case mal in arnese, ritrovi di dubbia e/o ottima fama, affittacamere nemiche dell’ufficio d’Igiene. Brulicava di vita, portandosi incastonato il quartiere ebraico. È nel fosco grembo del Marais, tra il III e il IV arrondissement, che Hugo dipinge alcune delle scene più drammatiche dei “Miserabili”. Cinque giugno 1832, sfila il funerale del generale Lamarque - uomo di punta del partito repubblicano, già generale di Napoleone - verso il Ponte di Austerlitz, sotto place de la Bastille. Molte le bandiere rosse. Primi scontri, parte della Guardia Nazionale si unisce ai manifestanti. Vogliono sbarazzarsi di Luigi Filippo e della monarchia, si combatte nel quartiere Saint-Merril (oggi Saint Merri), tra les Halles e il Marais. Così la Storia. Poco distante, in Rue de la Chanvrerie, scomparsa nel 1838 quando verrà aperta Rue Rambuteau, Hugo anima il suo teatro romanzesco di guerra urbana. Sono pagine pulsanti, un dono di Dio al lettore. Accanto al cabaret de Corinthe si alza una munita barricata. Si spara.

(1 - continua)

 

CRONOLOGIA

 

1815 Congresso di Vienna e Restaurazione delle monarchie spodestate da Napoleone. Tornano sul trono di Francia i Borbone.

1830 Rivoluzione di luglio. Subentra al potere Luigi Filippo d’Orleans.

1832 Moti antimonarchici a Parigi.

1848 Nuova Rivoluzione, si fanno largo gli ideali socialisti. Abolita la monarchia, viene proclamata la Seconda Repubblica, con presidente Luigi Napoleone, dopo la Prima Repubblica ai tempi della grande Rivoluzione del 1789.

1851-1852 Colpo di Stato e plebiscito per Luigi Napoleone che diventa Napoleone III, nasce il Secondo Impero.

1870-1871 Guerra franco-prussiana, Comune di Parigi, Terza Repubblica.



*ANDREA ALOI (Torinese impenitente, ha lavorato a Milano, Roma e Bologna, dove vive. Giornalista all’Unità dal ‘76, ha fondato nell’ '89 con Michele Serra e Piergiorgio Paterlini la rivista satirica “Cuore”. È stato direttore del Guerin Sportivo e ha scritto qualche libro) 


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