La ciclabile dei briganti, in Val Brembana

di GIORGIO OLDRINI*

E’ la ciclabile della Val Brembana, ma io la chiamo la pista dei briganti. E’ un affascinante percorso di 21 chilometri, dove fino a metà degli anni ’60 correva il trenino che da Bergamo arrivava fino a Piazza Brembana, il centro dell’Alta Valle. Pendenza quasi sempre dolce, paesaggi affascinanti con il fiume Brembo che corre ora a destra ora a sinistra, e le tracce di antiche strade che portavano fin dai tempi dei romani mercanti e avventurieri in Valtellina e in Svizzera, la via Priula e la Mercatorum. E due paesi a loro modo ricchi di storia. La Camerata Cornello patria dei Tasso, che sono ricordati in un bel museo che parla del poeta Torquato, ma soprattutto della Posta, di cui sono stati i fondatori. Con diramazioni internazionali, dai nobili tedeschi Turn und Taxis fino al ramo inglese che per l’appunto diede il via all’invenzione del taxi. Fondatori che hanno addirittura lasciato il loro nome al servizio.

E San Pellegrino, trionfo del liberty e della Belle epoque italiana, con il suo casinò e il Grand Hotel che ha ospitato nella sua storia re e poeti, giocatori d’azzardo e pittori famosi. Nonché durante ritiri estivi popolarissimi l’Inter di Helenio Herrera e l’Atalanta. E che in questo periodo sta per essere ristrutturata e riconquistata ad un turismo internazionale grazie alle Terme nelle quali si può trovare ristoro a metà della pedalata.

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La pista ciclabile comincia a Zogno, paese del brigante PacìPaciana. Era un personaggio reale e si chiamava Vincenzo Pacchiana, era nato il 18 dicembre 1773, ma per la Valle è ormai un mito, “el padrù de la ‘al Brembana”, il padrone della Val Brembana. Aveva una osteria e una notte arrivarono due clienti che gli chiesero in prestito un orologio per potersi svegliare il mattino. Ma se ne andarono senza restituirlo e Pacì li rincorse, li prese a sberle e si riprese il suo orologio. I due però lo denunciarono accusandolo di rapina. Fu ingiustamente condannato e quando riuscì ad evadere divenne un brigante che rubava ai ricchi per dare ai poveri, Robin Hood in lingua bergamasca. Con avventure straordinarie, compresa una fuga dagli sbirri risolta con un salto da un ponte nelle acque del Brembo. Fino al tradimento e alla morte. Ma le sue imprese sono diventate le storie dei “giopì”, i burattini che Luigi Milesi, detto “Bigio” faceva rivivere dagli anni ’30  in infinite storie recitate sulla piazzetta di San Pellegrino. “Giopì” è il contadino della Val Brembana, col triplo gozzo, ma con lui si muovono sulla scena infiniti personaggi tra i quali uno dei principali è appunto PacìPaciana. Ora le maschere intagliate in legno, molte delle quali di autori ignori dell’Ottocento, sono in bella mostra nella elegante pasticceria degli eredi di Milesi, appunto “Bigio”, sulla via principale di San Pellegrino.

Risalendo la ciclabile si arriva a San Giovanni Bianco, dove il torrente Enna si getta nel Brembo, in un incrocio di acque e di ponti. Nella chiesa di San Giovanni Battista è custodita la “Sacra Spina”, una delle 700 che esistono nel mondo e che secondo la tradizione era parte della corona con cui era stato ingiuriato Gesù. Sulla piazza antistante la chiesa ecco la statua fatta erigere nel 1895, opera dello scultore Giuseppe Broggi, che ritrae Vistallo Zignoni. Il secondo dei nostri banditi. Nel 1490 si era macchiato di un omicidio ed era stato condannato ad una dura pena, ma era riuscito a fuggire e ai era arruolato come balestriere al servizio del marchese di Mantova Francesco Gonzaga, a sua volta legato alla Serenissima. Vistallo partecipò alla battaglia di Fornovo del 6 luglio 1495 e con un atto eroico riuscì a catturare un valletto del re francese Carlo VIII che portava un prezioso reliquario. Con questo si presentò al doge Agostino Barbarico che lo ricompensò con 50 ducati, una lauta pensione per sé e per alcuni familiari e sospese la sua condanna per 100 anni. Così Vistallo tornò a San Giovanni Bianco, il 25 marzo del 1496 ma non prima di avere sottratto dal reliquario la Spina, che regalò alla sua chiesa. Una reliquia così Sacra che quando il giorno anniversario coincide con il Venerdì santo fiorisce e si colora di rosso.

Pochi chilometri ed ecco Camerata Cornello, regno dei Tasso nell’antichità, ma dal 1914 terra del terzo brigante, Simone Pianetti. Era un giovane emigrato negli Stati Uniti, ma aveva dovuto tornare sfuggendo alla mafia contro cui si era ribellato. Si era sposato con Carlotta Marini, aveva avuto 9 figli e proprio nel suo paese aveva aperto un’osteria. Ma la pessima idea era stata quella di organizzare il sabato serate danzanti.

san-pellegrino-terme-3422880_960_720jpg(San Pellegrino Terme     foto Pixabay)

Il prete cominciò a gridare allo scandalo ed al peccato e con lui i notabili del paese, tanto che Simone fu costretto e chiudere la sua attività. Con i soldi ricavati dalla vendita aprì un mulino a San Pellegrino, ma ,lui che aveva visto il mondo, realizzò il primo impianto elettrico della provincia. “ Come si muovono le macine?” si chiese il prete dal pulpito. “Quella è la farina del diavolo”. E quando una donna che aveva macinato al mulino di Simone si sentì male, prete e notabili dissero “Avete visto?”. Pianetti fallì, ma il 13 luglio del 1914 si alzò presto, prese il suo fucile e la lista dei suoi 14 nemici. Riuscì ad ammazzarne 7, il prete, la perpetua, il segretario comunale e la figlia, il giudice conciliatore, il messo comunale, il medico. Mancò per poco il sindaco e altri sei. Poi fuggì sulle montagne, aiutato dai pastori e dai montanari. Mentre arrivavano a decine poliziotti, carabinieri, addirittura l’esercito, sui muri apparivano scritte “Ci vorrebbe un Pianetti in ognuno dei paesi della Valle”. Di lui non si è saputo più nulla. E’ morto sulle sue montagne? E’ tornato negli Stati Uniti? Qualcuno sostiene di averlo visto in Venezuela. Altri che sia tornato sotto falso nome dai figli a morire a Sesto San Giovanni.

Ma la sua leggenda è continuata a lungo e la cooperativa che gestisce un ostello ristorante a Camerata Cornello a volte d’estate mette in scena un’opera teatrale itinerante che ripercorre le vie del paese raccontando le vicende di Simone Pianetti sui luoghi dove sono avvenute.

La ciclabile della Val Brembana, tra paesaggi verdi, le acque del Brembo e dei suoi affluenti, monti di oltre duemila metri, racconta anche la storia di briganti che in epoche diverse l’hanno abitata. Ma la domanda è: erano banditi o ribelli? Per capirlo meglio, inforcare la bicicletta e pedalare.


*GIORGIO OLDRINI (Sono nato 9 mesi e 10 giorni dopo che mio padre Abramo era tornato vivo da un lager nazista. Ho lavorato per 23 anni all’Unità e 8 di questi come corrispondente a Cuba e inviato in America latina. Dal 1990 ho lavorato a Panorama. Dal 2002 e per 10 anni sono stato sindaco di Sesto San Giovanni. Ho scritto alcuni libri di racconti e l’Università Statale di Milano mi ha riconosciuto “Cultore della materia” in Letteratura ispanoamericana)

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