Badolato, il paese che ti sa aspettare

di ENRICO FIERRO*

Mimmo riapre la sua “Cantinetta”. Dopo mesi di chiusura sta lavorando a sistemare tavoli, rivedere l’assetto della cucina, organizzare per portarti il cibo direttamente a casa. E riaprono “Lo Spinetto”, “Bacco & Stocco”, “Cicchinella”, l’agenzia che affitta le case, lo stabilimento balneare di Guerino e della sua famiglia, la gelateria dal pistacchio buonissimo, il bar di Teresa, la salumeria col superbo pane del bastione. Solo Totò il tabaccaio ha scelto di ripartire giù alla marina. Storie di ripartenze di paese. Storie di un piccolo angolo di Sud che si rimbocca le maniche e che in un colpo solo cancella tutte le banalità sul solito meridione arruffone e alla ricerca di pubbliche sovvenzioni,  che annoiati editorialisti scrivono sui giornali e ripetono in tv.

Badolato, Calabria profonda. Seicentocinquanta chilometri da Roma, 6 ore e 46 minuti in macchina. Uscita consigliata Lamezia Terme. L’ultima volta che ci sono stato a novembre, per girare un documentario per LOFT, la tv del Fatto Quotidiano. La prima dieci anni fa. E questa è una storia da raccontare.




Perché a Badolato capitai per caso, o per distrazione. La solita, quella che a casa mia mi ha fatto conquistare il titolo, non proprio onorifico, di “mister last minute”, per la mia abilità a rinviare, davvero fino all’ultimo minuto utile, l’organizzazione di viaggi e vacanze. E quell’anno (2010) mancavano pochi giorni alla fine di luglio e io non avevo una meta, meno che mai un luogo, per le vacanze estive. Mi salvò un amico, Fabio Corsi, che mi parlò di una settimana trascorsa a Badolato. “Mi sono trovato proprio bene. E’ un bel posto”. Così mi convinse e io partii.

Roma Napoli, Salerno Reggio Calabria, uscita a Lamezia, arrampicata fino all’altezza di Soverato, altra manciata di chilometri e l’obiettivo era raggiunto. Benvenuti a Badolato, la Marina, per il Borgo altri dieci e più chilometri. Tutte curve e tornanti. E’ la Calabria, con i suoi paesini abbarbicati sotto montagne e boschi. Con le case mangiate dalle disgrazie mandate dal buon Dio (frane, smottamenti, alluvioni, terremoti) e da quelle provocate dagli uomini (emigrazioni, piani regolatori, speculazioni). I borghi antichi svuotati. Arrivammo in piazza, io e mio figlio James, allora inquieto bambino di otto anni.

Bella piazza piena di fiori, magnifico belvedere con vista che si tuffa nell’azzurro del mare Jonio. Mentre mi perdevo nei pensieri addolciti dalla bellezza del paesaggio, l’inquieto bambino fece il suo commento: “Che posto di merda”. Affidai la riuscita della vacanza e la mia pace alla grazia di qualche santo protettore.IMG-20200513-WA0036jpg

(foto di Domenico Rotiroti)

Di Badolato avevo sentito parlare. Delle sue tante chiese, 13 per la precisione. Intitolate all’Immacolata, a Santa Caterina, all’onnipresente San Rocco, e a una fitta schiera di santi del calendario. 13 chiese per 2917 abitanti  divisi tra Marina e Borgo, dove a risiedere sono una quarantina. E del paese conoscevo la generosità degli abitanti. Ne avevo letto in occasione di una delle mille diaspore del popolo curdo.

Ventisei dicembre 1997, la nave Arat si arena a pochi metri dalla riva. Il paese corre a portare aiuti, ma c’è il problema dell’ospitalità. E allora il sindaco corre giù e alle affannate autorità presenti mostra le chiavi delle case del borgo, da anni svuotate dall’emigrazione e dalla calata alla Marina della popolazione. Storia bellissima raccontata qualche anno dopo da Jan Ralske e Alina Marazzi in un film per la tv tedesca, “Hasan si è fermato a Badolato”, e da Wim Wenders ne “Il Volo”. Un paese set. Con le sue case antiche tutte sviluppate in altezza per strappare spazio alle alluvioni. Le terrazze che guardano al mare. I vicoli strettissimi. E la piazza. Due bar, una sola trattoria e la “lapa” (sarebbe l’Ape) del fruttivendolo con le cipolle rosse e la frutta che sa di frutta.

Le foto di Domenico Rotiroti rendono più delle mie parole.

Questo c’era dieci anni fa. Qualcosa è cambiato (ci sono altre trattorie, un b&b, una gelateria), ma senza offendere la bellezza del posto. L’affabilità della gente è quella di sempre. Quella del signor G., anziano pensionato recentemente scomparso, che si offriva sempre di darti una mano, o di Caterina, una signora americana che anni fa insieme al marito decise di piantare qui le sue radici. “Da noi la gente – mi ripete sempre il mio amico Pepè – quando ti incontra ancora ti saluta”. Ed è vero. Ti saluta e quando ti ha conosciuto e valutato ti offre quello che ha. Un bicchiere di vino nel catojo (le cantine del borgo dove si conservano botti e salumi), un cesto di fichi appena raccolto, una birra al Bar del Fosso. Una riflessione filosofica sulle sorti del mondo. Perché qui è pur sempre Magna Grecia.

Badolato più che un “paese albergo” è un “paese comunità”. La gente che viene da fuori ha stretto amicizie e legami con la gente del posto. Legami umani solidi che vanno molto al di là di concetti che non ce la fanno a rendere l’idea (turismo, integrazione). Il regista, l’attore, o il produttore che ha vinto un David, volentieri presenta il suo film al “Ciak si beve”, la garibaldina rassegna di cinema in piazza organizzata dall’infaticabile Turi Caminiti. Piero Pelù, che qui viene da anni, una cantata con i musicanti del posto se la fa.

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(foto di Domenico Rotiroti)

E’ vero, un paese ci vuole. Aveva proprio ragione Cesare Pavese, “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

 Ovviamente da quella prima volta di dieci anni fa sono sempre tornato a Badolato. Ogni anno. I miei figli sono cresciuti insieme ai ragazzi e alle ragazze venuti da fuori, conoscono i nomi delle persone del Borgo, si scrivono. Legami che durano. Perché Badolato questo ha di bello: sa aspettarti.


*ENRICO FIERRO (nato in Campania, tristemente residente a Roma ma con il sogno di fuggire al Sud. Di mestiere giornalista, autore di qualche libro e di alcuni documentari, nutre da sempre una passione per Napoli. uno di quegli amori folli, fatti di tradimenti e passioni, urla e porte sbattute in faccia. Litigi e riconciliazioni. Ma sempre amore è)


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