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Lago di Barrea, crescono le alghe che "aiutano" l'habitat

2020-11-03 07:40

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Lago di Barrea, crescono le alghe che "aiutano" l'habitat

di REDAZIONE


Quattro anni fa, il Parco nazionale degli Abruzzi (Pnalm) avviò una collaborazione con l'Enel, che gestisce la diga di Barrea e l’invaso, per modificare la fluttuazione delle acque del bacino e migliorare i livelli di biodiversità del lago e il funzionamento degli ecosistemi. Come risultato le variazioni del livello del lago sono state ridotte entro un massimo di 7 metri e concentrate nel solo periodo autunnale, così da assicurare il mantenimento dell’habitat.




Il Lago di Barrea è un bacino artificiale che dal 1952 ha modificato una parte di territorio del Parco, trasformando un’area agricola intensamente coltivata in un vasto invaso. In seguito ai cambiamenti ambientali, moltissime specie di uccelli hanno fatto di Barrea, una tappa delle loro migrazioni o un luogo sicuro per la nidificazione. Dal 1977 il lago è riconosciuto come zona umida d'importanza internazionale, inserito nell'elenco della Convenzione di Ramsar che tutela le aree palustri del mondo.


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Le grandi fluttuazioni del livello dell'acqua, tipiche dei laghi artificiali, impediscono quasi sempre lo sviluppo delle “macrofite”, ossia della vegetazione acquatica formata da alghe di grandi dimensioni e da piante sommerse o galleggianti. Tuttavia, queste specie rappresentano un tassello fondamentale per il buon funzionamento degli ecosistemi e sono indicatori della “salute” di un lago in quanto molto sensibili all’inquinamento.


Una prima valutazione degli effetti della collaborazione Pnalm-Enel è stata svolta durante la scorsa estate dai botanici delle Università della Tuscia e della Basilicata, che stanno realizzando la nuova carta degli Habitat del Parco protetti dalle Direttive Europee. Nel corso dello studio sono stati campionati i fondali del Lago a varie profondità. “Abbiamo trovato ben nove specie di macrofite, tra piante acquatiche, muschi sommersi e alghe di grandi dimensioni” - ha spiegato Leonardo Rosati, docente di Botanica all’Università della Basilicata - “Si tratta di un risultato sorprendente; ci aspettavamo di trovare quasi solo fango, come generalmente avviene nei laghi artificiali. Tra i 2 e i 4 m di profondità rispetto al livello dell’acqua estivo ci sono addirittura delle vere praterie sommerse dell’alga Charavulgaris, tutelata dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea”.



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