ll Cile e l'oro rosso di Chuquicamata

di GIORGIO OLDRINI*

Nel luglio del 1971 il Presidente eletto del Cile Salvador Allende firmò definitivamente la sua condanna a morte. 

L’11 di quel mese di 40 anni fa infatti fece approvare la legge che nazionalizzava il rame, di gran lunga la più importante risorsa del Paese, che fino ad allora era stato sfruttato soprattutto dalle statunitensi Anaconda e Kennecott, con guadagni mostruosi. “Il rame è il salario del Cile. E debbono comprenderlo anche il Governo e il popolo nordamericano. Quando noi proponiamo di nazionalizzare le nostre miniere, non lo facciamo per aggredire gli investitori degli Stati Uniti. Se fossero giapponesi, sovietici, francesi o spagnoli lo faremmo ugualmente. Il fatto è che abbiamo bisogno del rame per il Cile” aveva detto Allende presentando il suo programma di governo. Molti fino all’ultimo dubitarono, soprattutto a sinistra, che Allende arrivasse a tanto e tra gli scettici vi era la figlia prediletta del Presidente, Beatriz, la Tati, che era da sempre politicamente vicina ai gruppi più estremistici. Allende amava un quadro che Tati aveva a casa sua e più volte aveva proposto di comprarglielo . “Te lo regalo se nazionalizzerai el cobre, il rame”. E quando la ragazza tornò a casa sua quella sera dell’11 luglio trovò la parete nuda. Salvador, il padre Presidente, era passato a casa della figlia e si era preso il quadro.


Chuqui uno degli accessiJPG


Il Cile è il maggior produttore al mondo di rame, ha la più grande miniera a cielo aperto Chuquicamata, e quella tradizionale, El Teniente e tante altre ancora. Sono luoghi della ricchezza, della fatica, ma anche straordinariamente affascinanti. Chuquicamata è nella regione di Antofagasta, mille e cento chilometri a nord di Santiago e ci si arriva con una lunga strada che sale in un panorama mozzafiato, da un lato si vede l’Oceano Pacifico, dall’altro le Ande e il deserto di Atacama. E’ la zona più arida del mondo ma ogni tre o quattro anni improvvisamente fiorisce. “El desierto florido” è uno spettacolo straordinario e imprevedibile e quelle zolle riarse improvvisamente si colorano grazie a 200 varietà diverse di fiori che durano poco, prima che l’arsura estrema riprenda il sopravvento. Pablo Neruda nella sua “Ode all’estate” scrive

“si percorrono strade
di morbida polvere
sopra
la polvere,
mezzogiorno,
tamburo
di rame rosso”.

Era uno dei miei sogni inattuati quello di arrivare fino a Chuqui, vedere quel rosso che dipinge una immensa area, lunga 4 chilometri e mezzo, larga 2 e mezzo con una superficie di 800 ettari, e un reticolato di strade che precipitano fino a mille metri di profondità, accompagnando pareti scavate nel corso del tempo e sulle quali si muovono camion, scavatrici, e dove lavorano migliaia di persone. Me lo riferiva nel suo esilio cubano Jacinto Nazal che durante la dittatura di Gonzales Videla tra le fine degli anni ’40 e i primi ’50 fu funzionario clandestino della Federazione giovanile comunista proprio tra i minatori. 

LA PRODUZIONE DI RAME NEL MONDO, DATI 2019

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(tabella dell'International copper study group, Gruppo di studio internazionale sul rame)


Jacinto raccontava anche un aneddoto drammaticamente divertente. Aveva una vita poverissima e un giorno chiese alla direzione del Partito di poter almeno comprare una camicia e un paio di pantaloni. La risposta fu “sei fortunato, tra due settimane c’è la gara della cueca (il ballo tipico del Cile) a Chuqui. C’è in palio proprio un pantalone e una camicia. Partecipa, nella giuria ci sono compagni e ti faremo vincere”. “Ma io non so ballare la cueca” rispose Nazal. “Hai 15 giorni per imparare”. Con un timido sorriso nel caldo dell’Avana Jacinto mi confessava: “Ho vinto, ma le proteste dei minatori furono tali che rischiai il linciaggio. Più pericolosi della polizia di Gonzales Videla”. Ora Chuqui si espande rapidamente, tanto che la città dove vivevano i minatori è ormai stata raggiunta dalla miniera che inghiotte case e strade e a Calama, la città più vicina, si stanno costruendo quartieri per ospitare quelli che estraggono il rame e che dal rame sono stati sfrattati.


Chqui le baraccheJPG


Anche arrivare a El Teniente è un viaggio affascinante che si svolge lungo la Carretera del cobre. La miniera è a una ottantina di chilometri a sud di Santiago, ma sulle Ande, a 2.300 metri di altezza. A metà del 1800 era stato un ingegnere italiano, Mario Chiapponi, a mappare il sito. Oggi nelle viscere della montagna c’è uno scavo profondo 1.800 metri, al fondo del quale si arriva con 6 mila chilometri di strade sulle quali si muovono 4 mila minatori. Che hanno la loro mensa al quarto livello sotto terra.

Il rame è il tesoro del Cile, l’oro rosso, e in questi anni il suo prezzo è salito alle stelle. E’ duttile, malleabile, resistente alla corrosione, riciclabile e lo si conosceva dalla notte dei tempi. I primi oggetti di rame sono addirittura dell’8.700 avanti Cristo, e per restare da noi, Otzi, l’uomo di Similaun ritrovato qualche anno fa sulle Alpi ma datato al 3.200 a.C., aveva con sé un’arma con la punta di rame. Oltre alla conducibilità elettrica e termica, da qualche tempo è diventato elemento fondamentale per l’industria elettronica. C’è dunque una corsa ad accaparrarselo e la Cina fa la parte del leone in questa competizione che ha fatto schizzare in su il prezzo del metallo. Il Cile esporta poco meno di 6 milioni di tonnellate l’anno, secondo è il Perù con 2 milioni e mezzo.

Il primo che parlò di nazionalizzare le miniere fu all’inizio del ‘900 Luis Emilio Recabarren, fondatore del Partito comunista cileno che il 28 agosto del 1914 aveva organizzato il primo sciopero in una miniera di rame cilena, proprio a Chuqui. “Il nostro movimento di ieri è stato la solenne risposta della nostra insuperabile cultura e della nostra poderosa unità. La miniera di Chuqui, che è stata il terribile feudo degli yankee democratici, non ha potuto ieri lavorare: lo sciopero è stato totale” scriveva il giorno successivo a quell’inedita manifestazione. Recabarren è stato poi a lungo rimosso dalla storia della sinistra cilena. Nel 1924 si era infatti suicidato “per motivi personali”, come recita con pudore la motivazione ufficiale di quel gesto. Ora la sua eredità è di nuovo rivendicata dalla sinistra cilena e un importante centro studi è intitolato al suo nome.

Ma attorno al rame ha continuato a muoversi spesso la storia del Cile. Con improvvisi sussulti, come quando la effimera Repubblica socialista che nei suoi soli 12 giorni di vita nel giugno del 1932 ebbe il tempo di proclamare la nazionalizzazione del cobre. Subito sconfitta la Repubblica e cancellata quella legge.


chuqui porta 2JPG


Come succederà qualche decennio dopo ad Allende che firmò insieme alla legge di nazionalizzazione del rame anche la sua condanna a morte, decisa negli Stati Uniti che si erano visti espropriare quel tesoro. Con quei soldi lui aveva potuto istituire la scuola completamente gratuita, fino all’Università per i ragazzi cileni. Il dittatore Pinochet aveva abrogato naturalmente la nazionalizzazione, del resto per questo era stato organizzato il golpe.

Il rame continua ad essere il salario del Cile, dalle sue spettacolari miniere continua ad uscire l’oro rosso che ha raggiunto quotazioni impensabili ai tempi di Recabarren e anche di Allende. E che è fondamentale per tutti i web, gli internet, i computer, i cellulari che ormai sono parte irrinunciabile della vita del pianeta. E che molti in Cile sognano ancora di nazionalizzare.  


*GIORGIO OLDRINI (Sono nato 9 mesi e 10 giorni dopo che mio padre Abramo era tornato vivo da un lager nazista. Ho lavorato per 23 anni all’Unità e 8 di questi come corrispondente a Cuba e inviato in America latina. Dal 1990 ho lavorato a Panorama. Dal 2002 e per 10 anni sono stato sindaco di Sesto San Giovanni. Ho scritto alcuni libri di racconti e l’Università Statale di Milano mi ha riconosciuto “Cultore della materia” in Letteratura ispanoamericana)


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