La telenovela di Porto Azzurro, così è sparita la spiaggia rossa

di BRUNO MISERENDINO*

E’ già diventata la telenovela dell’estate.  Titolo della serie: come ti uccido una spiaggia. Luogo: il piccolo arenile di Porto Azzurro, una delle località più note dell’isola d’Elba. Lo frequentano in pochi, anche perchè vicino c’è il porto turistico e non è che l’acqua sia cristallina. Ma lo conoscono tutti, perché è un simbolo.

La spiaggetta da sempre è denominata “La rossa”,  è ritratta in migliaia di cartoline e a tutti gli effetti risulta da millenni di colore rossastro, come le colline minerarie di quell’area dell’isola. Invece come si sa, da qualche giorno, dopo un ripascimento tra i più incauti della storia, è diventata bianco bicarbonato. Anzi, bianco Sardegna. Perché le due isole sembrano involontariamente unite in questo brutto pasticcio. La sabbia bianca con cui sono stati coperti i ciottoli rossastri della spiaggetta elbana sarebbe la stessa della nota spiaggia sarda di Stintino e verrebbe – sostiene Legambiente - dalla cava di Buddusò, all’interno della Sardegna. Siccome lo stesso ripascimento della spiaggia di Stintino è oggetto dall’anno scorso di un’inchiesta, se ne deduce che finirà così anche a Porto Azzurro, anche perché ci sono di mezzo soldi pubblici.


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(Porto Azzurro   Foto Roland Schmitt da Pixabay)    


La Regione ha finanziato il ripascimento di vari arenili del litorale toscano, compresa “La Rossa”, il Comune ha fatto la delibera. Chi ha deciso il tipo di sabbia, chi doveva controllare? Si capirà nelle prossime puntate, intanto è già chiaro chi è il mandante di questo piccolo e anche grottesco omicidio ambientale. Si chiama ignoranza. Poco rispetto per l’ambiente e la storia dei luoghi.   Puoi anche istituire il ministero della transizione ecologica (che nella vicenda ovviamente non c’entra niente), ma se non sai da dove parti non sai nemmeno verso dove transiti. Si confida – affermano i maligni - in una mareggiata per il ripristino dell’originale.

Per ora prevale il sarcasmo, ma la polemica è inevitabilmente anche politica. Perché il sindaco di Porto Azzurro, Maurizio Papi, è un berlusconiano della prima ora, detesta il rosso e alle prime obiezioni sul perché la spiaggetta sia stata trattata come un muro di casa da ritinteggiare, ha risposto piccato che “di rosso quella spiaggia non ha mai avuto niente, è sempre stata una spiaggia brutta con tanti sassi”. Ma allora perché ricoprirla di sabbia finissima bianca, che poi ha poco di marino visto che viene da una cava dell’interno della Sardegna? .

Poiché il sindaco è molto amato ed è primo cittadino da diversi anni qualcuno è venuto subito in soccorso, sostenendo che il nome “La Rossa” non derivava dal colore della sabbia e dei ciottoli, ma dalla leggenda di una bellissima ed efebica nobildonna dai capelli rossi che nell’Ottocento prendeva il sole sulla spiaggetta. Peggio la toppa del buco, aggiungono i detrattori del sindaco.  Il problema non è l’origine del nome, ma il fatto oggettivo che la spiaggetta, anche piccola, erosa e perfino non balneabile vista la vicinanza del porto turistico, era fatta del materiale su cui è costruito il paese. La spiaggia, coi suoi ciottoli assai poco caraibici,  aveva il colore tipico delle spiagge della parte orientale dell’isola, quello occupato dalle miniere, ed era “naturalmente” in tinta con le colline rossastre che circondano Porto Azzurro. La cosa più sconcertante, afferma Legambiente, che è una delle poche sentinelle sulle malefatte ambientali sull’isola, è che Porto Azzurro fa parte proprio di quei tre comuni della parte orientale dell’Elba che vorrebbe proporre l’inserimento dell’area delle miniere tra i siti dell’Unesco. Un progetto apprezzabile, perché l’area mineraria è un patrimonio millenario incomparabile di natura, geologia, lavoro e architettura industriale, ma anche  velleitario. Probabilmente non vedrà mai la luce, anche perché l’Italia è già il paese più rappresentato a livello mondiale, e l’iter dell’inserimento è complicato e molto costoso. Spiegare che un comune che vorrebbe valorizzare la storia mineraria dell’isola cambia colore a una spiaggia che quella storia rappresenta, non è un’impresa facile.


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(La spiaggia "rossa")

 La cosa riguarda anche la Regione, che ha messo i soldi e che certo non immaginava una trafila così surreale e un uso così incauto del denaro. Perchè per attuare il ripascimento della ormai ex “La Rossa”, spiaggia di ciottolini rossi e giallastri, sono state prese in una cava dell’interno della Sardegna 210 tonnellate di sabbia bianca finissima, sono state trasportate via mare all’Elba e infine riversate su un arenile stravolgendo il paesaggio. E’ vero che la stagione turistica prosegue alla grande, senza alcun interesse alla vicenda, però l’eco mediatica di questo pasticcio non è che proprio faccia bene all’immagine dell’Elba. Per questo prima o poi anche la Regione dovrà dire la sua.

Peraltro il tema dei ripascimenti è molto complicato e non riguarda solo l’Elba. Spesso sono indispensabili, perché l’erosione e i mutamenti climatici mettono a rischio chilometri di spiagge, il problema è che spesso vengono fatti male e non risolvono il problema. Oltretutto vengono fatti anche in epoche sbagliate. Ad esempio alla Biodola, una delle spiagge più belle dell’isola, il ripascimento è stato fatto a giugno, davanti a centinaia di turisti sconcertati. Una parte della spiaggia è stata chiusa col risultato di rendere affollatissimo tutto il resto dell’arenile. Inutile cercare il distanziamento sulle spiagge, non esiste. Il paradosso, peraltro non solo elbano, è che aumentano le concessioni per gli stabilimenti e diminuiscono gli spazi liberi. Che quindi si affollano all’inverosimile, anche perché la politica delle amministrazioni è di favorire in ogni modo l’afflusso turistico, permettendo che crescano in abbondanza alberghi, campeggi, case. Il turismo elbano in buona parte non è di lusso, chi va in campeggio non vuole spendere trenta o cinquanta euro al giorno per ombrellone e sdraio, quindi si accalca nei pochi spazi liberi. Che diminuiscono. Un cane che si morde la coda.

 Proprio in questi giorni all’Elba si è conclusa una ambiziosa conferenza, sponsorizzata da una nota marca di profumi locali, per disegnare il futuro sostenibile dell’isola, che avrebbe tante carte da giocare su bellezza dei luoghi, ambiente, storia. Ecco, la storia. Basterebbe, tanto per cominciare, conoscere quella dell’isola.


BRUNO MISERENDINO (Nato a Roma nel 1951, inutile laurea in Storia, insegnante e poi giornalista all’Unità per 33 anni, inviato di politica per troppo tempo e per questo pre-pensionato felice. Amo la musica, anche se il violoncello non se ne accorge, alle città preferisco montagne, deserti e mare. Prima o poi andrò a vivere all’Elba. Ma devo sbrigarmi)


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