I rifiuti di Ronzone, quando il riciclo è un'arte

di LAURA GNOCCHI*

Quando lo racconto agli amici, smadonnano. Chi per un malinteso senso libertario (“e allora poi non pago la tassa sui rifiuti…”) i più perché visualizzano con un certo terrore la fatica diurna e diuturna che certamente deve seguire alla mia affermazione. Ebbene sì, nel piccolo paese trentino in cui passo le vacanze ci sono 21 categorie di riciclo dei rifiuti. Ventuno.

La regola è questa. In casa c’è un bidoncino, piccolo come un cestino da carta straccia, per il rifiuto indifferenziato. Lo ritirano porta a porta una volta (una) la settimana. Poi c’è un altro bidoncino, quello dell’umido, grande la metà del primo. È la metà perché lo ritirano il doppio, due volte al settimana. Tutto il resto lo porti tu alla ricicleria.

Il resto è la plastica, ovvio. Ma per la plastica c’è il contenitore degli imballaggi, quello dei flaconi e bottiglie, quello delle plastiche dure (chessò, la custodia di un cd), quello delle taniche… E il vetro. Ma dipende. Le bottiglie sì, ovviamente senza tappo. In un altro contenitore targato “Lastre di vetro” ci vanno finestre rotte, ben inteso senza legno o metallo intorno, bicchieri dal fondo spesso, portaceneri.WhatsApp Image 2020-08-23 at 142738jpeg

La carta. Il contenitore più frequentato ha il misterioso nome di : Carta non accoppiati. Traduzione: carta pura e semplice guai se c’è un pezzo di plastica , o della stoffa o dell’alluminio. Per il cartone si va da un’altra parte , dove gli involucri dovrebbero essere però, come recita un cartello, schiacciati.

Ci sono contenitori per il tetrapak, le lattine, il nylon, l’olio esausto, le bombolette spray, gli inerti (ceramiche e calcinacci), le vernici, gli elettrodomestici, quelli grandi e quelli piccoli, il legno, i rami e l’erba se falci il giardino, le pile, le lampadine, i vestiti (ma non i tessuti)… Fino all’anno scorso riciclavano anche la cenere dei camini , quest’anno non più e se ne scusano consigliando che farne: buttatela in giardino come facevano le nonne che concima, oppure conferitela, ma in piccole quantità, nell’umido.

Chi è arrivato fin qui sono certa penserà che la mia vacanza sia in realtà un inferno. E invece io dico che si può fare. E che si fa anche senza fatica. Scoprendo che, se ricicli davvero , il bidoncino di indifferenziato che ti pare minuscolo e che ritirano una sola volta alla settimana non si riempie neanche fino all’orlo.

Detto che tutto quello che si conferisce deve essere pulito (“non mi dirai che lavi il vasetto dello yogurt”, sì lo faccio e ci vogliono 5 secondi) il riciclatore professionista si abitua con svelta mossa a dividere la plastica dalla carta del sacchetto del pane (due secondi), a sciacquare le bottiglie e a mettere già i tappi da un’altra parte (altri due secondi).WhatsApp Image 2020-08-23 at 142739 3jpeg

So che se riciclo una vecchia sdraio non me la caverò come a Milano (ingombranti) ma dovrò tagliare le liste di plastica dall’anima di metallo e ormai è diventata una specie di sfida. Capire , quando mi trovo a conferire qualcosa di inedito, dove andrà. Ogni tanto, va detto, registro una sconfitta. L’altro giorno mi avviavo festosa (con guanti e mascherina sennò non entri, ovvio) a gettare dei vasetti che avevano contenuto dei gerani. Plastica dura, ovvio. “Cosa fa? “ mi ha apostrofato uno degli addetti alla ricicleria, eroi che passano tutta la loro giornata a rimediare con una lunga pinza agli errori altrui. “ Ma non è plastica dura?” “Sì , ma con un diametro sotto i 15 centimetri va negli imballaggi”. Confesso che anch’io ho traballato. E gettati i vasetti negli imballaggi, li ho fatti seguire dai guanti che mi sono tolta con una certa stizza. “Cosa fa? “ mi apostrofa di nuovo l’addetto che, evidentemente , ormai mi marcava stretto. “I guanti sono di lattice, non vanno lì”. Il lattice, chi ci aveva mai pensato…


*LAURA GNOCCHI  (58 anni, giornalista in tanti giornali tra cui Repubblica, dove ho diretto il Venerdì. Ora lavoro in tv con Gad Lerner. Una cosa di cui sono orgogliosa: l’idea di intervistare tutti i Partigiani ancora viventi. Lo stiamo facendo, e con l'Anpi abbiamo raccolto i loro racconti in un libro, "Noi partigiani". Una cosa di cui mi vergogno: aver avuto un fidanzato genoano)


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