Con Waters e Moravia sulla linea Gustav

di PAOLO IANNICCA

Quel giorno accompagnai in escursione un gruppo di persone speciali: Roger Waters, Alberto Moravia, Alba de Cespedes, Carlo Azeglio Ciampi e Ettore Troilo, comandante della Brigata Majella. Non mi era mai capitato un gruppo composto da personalità tanto importanti.

Ero emozionato. Dopo una ripida salita di circa tre ore, giungemmo in vetta. Il Monte Meta, posto a 2242 metri di quota, segna lo spartiacque fra tre regioni: Abruzzo, Lazio e Molise e domina il panorama circostante. Da lì si gode di uno spettacolo meraviglioso: i camosci che zompettano sulle rupi verticali sfidando la forza di gravità, il panorama che si estende fino al mar Tirreno e nelle giornate terse si intravede Ischia, le aquile che volteggiano sfruttando le correnti ascensionali. Insomma un paradiso in terra. 

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(foto di Paolo Iannicca)

Quel giorno però, eravamo interessati ad altro. Cercavamo qualcosa che era nascosto fra le rocce, qualcosa di speciale. Avevo letto su dei libri che c’erano, ma non sapevo esattamente dove. Camminavo guardando una vecchia fotografia in bianco e nero della seconda guerra mondiale, che ritraeva un soldato dell’esercito tedesco che sbucava da un piccolo bunker costruito nella dura pietra di quei monti. Dalla foto si riconoscevano i profili delle montagne. Bastava confrontarla con il paesaggio attuale ed il gioco era fatto.

Eravamo sul Monte Meta per provare una tappa di un nuovo cammino: la Linea Gustav. Dall’ Adriatico al Tirreno, da Ortona a Mare a Gaeta passando per Cassino, tutto a piedi, lungo la linea di difesa tedesca che dall’ autunno del 1943 spaccò l’Italia in due parti. Più di trecento chilometri di montagne, boschi, colline, pianure, spiagge. Quell’idea mi frullava ormai da qualche mese nella testa. Avevo passato l’inverno a documentarmi: consultare carte topografiche, leggere storie e racconti, trovare ospitalità. In pratica tutto quello che è necessario ad un cammino che si rispetti. Adesso era il momento dei sopralluoghi. Una guida deve percorrere il tragitto in solitaria prima di proporlo ad altri escursionisti. 

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(foto di Paolo Iannicca)

Quel giorno, forse stremato dalla fatica, immaginai di essere con tutte quelle persone, le cui storie si sono intrecciate con la linea Gustav e la II Guerra Mondiale. Fantasticai che ci raccogliessimo in cerchio su un prato verde a più di duemila metri di quota e ognuno mi raccontasse la propria storia. Iniziò Carlo Azeglio Ciampi, fummo concordi nel cedergli la parola perché era l’unico Presidente della Repubblica fra di noi. Raccontò di come trascorse l’Inverno fra il 1943 ed il 1944 nel paesino di Scanno, assieme al suo amico ebreo Beniamino Sadun, protetto e nutrito dalla popolazione locale. Il Presidente all’epoca era un soldato dell’esercito italiano che si era disciolto dopo l’otto settembre, e tentò di varcare la Linea Gustav per raggiungere l’Italia liberata.

Dopo Ciampi prese la parola Ettore Troilo, il comandante della brigata Majella, formazione partigiana medaglia d’oro al valor militare; e ci narrò come i suoi partigiani abruzzesi risalirono la penisola con l’esercito britannico e liberano alcune fra le più importanti città italiane: Bologna, per esempio, dove furono i primi ad entrare il 21 Aprile 1945.

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(foto di Paolo Iannicca)

Poi fu la volta di Alba de Cespedes, che nel tentativo di passare la Linea Gustav rimase fuggiasca in un bosco a Torricella Peligna, alle propaggini della Majella. Lei volle leggere queste sue righe: “Entravamo nelle vostre case timidamente: un fuggiasco, un partigiano, è un oggetto ingombrante, un carico di rischi e compromissioni. Ma voi neppure accennavate a timore o prudenza… non c’era bisogno di passaporto per entrare in casa vostra, nè valevano le leggi per la nazionalità e la razza. Che cosa non vi dobbiamo, cara gente d’Abruzzo? Ci cedevate i vostri letti migliori, le vesti, gratis, se non avevamo denaro”.

Dopo quelle parole una folata di vento fresco investì il prato dove eravamo seduti. Una sensazione allegra di libertà pervase l’aria. Era giunto il momento di Alberto Moravia, che ci raccontò del suo celebre capolavoro “La Ciociara”.  Scrutammo l’orizzonte e la terra fertile della Ciociaria si estendeva sotto i nostri piedi. L’Abbazia di Monte Cassino sembrava vegliare dall’alto su quella terra tormentata. Moravia ci raccontò delle “marocchinate” e di come anche la liberazione, in alcuni momenti, si trasformò in sopruso ed oppressione verso i più deboli.

Infine intervenne Roger Waters, il leader dei Pink Floyd:  intonò When the tigers broke free, dedicata al padre che morì ad Anzio, poco più a nord, durante lo sbarco alleato, e che ebbe luogo là  proprio per aggirare la Linea Gustav. Quel giorno con me avrebbero potuto esserci anche lo scrittore sudafricano UysKrige,  Richard Carven figliastro del generale inglese Montgomery,  Leone e Natalia Ginzburg e molti altri. Anche loro hanno storie da raccontare, ma magari lo faranno direttamente a voi quando intraprenderete questo viaggio avventuroso.



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