I mille fili di Tirana, fra murales e palazzi del regime

di LUISA PECE*

Tirana non è solo una città, è un modo di essere. Grande, caotica, ti avvolge in mille fili da cui non sai più districarti, e devi tornare sempre lì. Tirana è anche topograficamente fantasiosa, nel senso che ci sono i cartelli con i nomi delle vie ma sono pressoché inutili. Chi guida ha altri riferimenti: QUEL ristorante, QUEL bar, la sede della Polizia, il pronto soccorso, la piramide, e così via. Anche chi è originario di Tirana, se non è aggiornato sui nuovi bar, non sa più orientarsi con le indicazioni “trendy” della città.  Ma traffico, viabilità e modi per orientarsi costituiranno un argomento a parte. Qui parliamo dello stile edilizio. Anzi, degli stili edilizi. 

Sono incantevoli le palazzine colorate, come quelle di Pazari i Ri (il mercato coperto), dove ottimi ristorantini di pesce e altro fanno da cornice ai banchi altrettanto colorati di frutta, verdura, tabacco venduto a peso, çai malj (il famoso tè di montagna albanese, senza teina, squisito), frutta secca, olive, eccetera. 


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Passeggiando in città a volte sbucano fuori affascinanti murales coloratissimi e “puliti” – ho visto pochi graffiti sui muri di Tirana, quanto meno in centro. 

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(Murale a Tirana   foto di Luisa Pece)


Il Blloku, il quartiere più elegante, nel periodo della dittatura fu destinato alle abitazioni dei detentori del potere, dell’élite del partito. La villa a tre piani del dittatore Enver Hoxha  è nel bel mezzo del quartiere, circondata da altre residenze con giardino dove gerarchi e alti papaveri dell’esercito vivevano con comodità impensabili per il resto della cittadinanza, protetti da un cordone di polizia armata e agenti segreti. È sporadicamente aperta al pubblico e fa parte di una serie di monumenti che testimoniano come era la vita in quegli anni bui.


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(La villa di Enver Hoxha             foto di Luisa Pece)


Oggi il Blloku è cuore e anima del divertimento tiranino. Nelle ex-residenze militari sono spuntati bar, club, pub, locali eleganti e allegri sempre affollatissimi e il ricordo di quegli anni in cui il silenzio era l’unica arma concessa alla gente comune è coperto dal suono della musica che esce dai locali e dal chiacchiericcio degli avventori.

Nelle periferie resiste indomita all’assalto di anonimi grattacieli in perenne costruzione qualche villetta di un tempo, con giardino. Di queste “gemme nascoste”, la maggior parte è ormai fatiscente, in rassegnata attesa di demolizione.


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(Tirana    foto di Alice Taylor)

Gli elementi più cospicui sono i casermoni costruiti sotto il regime, palazzi grigi, tristi, squadrati, scrostati, anonimi che molte volte, all'interno, custodiscono veri gioiellini. Gli appartamenti sono curatissimi;  e sono noti abilità e gusto dei “mobileri” albanesi (in Albania non è presente la nota azienda svedese, forse proprio per preservare la tradizione artigiana di chi costruisce piccole e grandi opere d’arte di arredamento). 

Negli altri punti nevralgici della città, come per esempio l’area attorno alla centralissima Rruga (via) Myslym Shyri, prevalgono palazzine non troppo alte, purtroppo spesso poco o niente curate all’esterno, con mattoni a vista – non come vezzo del costruttore, ma proprio perché non sono intonacate, sono rimaste incompiute. Anche queste sono però a loro modo fascinose e invitanti, tutte da scoprire, salendo scale più o meno faticose, seguendo profumi e canzoni, schivando le scarpe lasciate fuori dall’ingresso di casa, entrando in oasi coloratissime di frescura, dove è immancabile un grande divano per l’ospite, che è più che sacro.

Tra casa e casa stradine a volte sconnesse, macchine parcheggiate dove capita, vicoletti come scorciatoie, grovigli di fili elettrici che penzolano qua e là, gradini e gradoni di tutti i tipi, deliziosi portoncini nascosti, scalinate pittoresche un po’ sgarrupate, negozietti di frutta e verdura, piccoli supermercati accanto a boutique elegantissime, gli immancabili bar e baretti, panetterie/pasticcerie che invitano a compiere continui peccati di gola. E negozi con insegne spiritose, ancorché monotematiche.

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(foto di Luisa Pece)

Punto di riferimento indispensabile, con uno stile tutto suo, è l’immensa Piazza Scanderbeg (Sheshi Skenderbeu), dal nome dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg.  40.000 metri quadri. La sua ampiezza durante la dittatura di Hoxha fu presa a simbolo della potenza del regime. 

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(Piazza Scanderbeg                            foto di Luisa Pece)


Sulla Piazza si apre il Museo Nazionale, molto interessante. Un piccolo particolare: dietro il museo, in una specie di cortile polveroso, sono state spostate le statue di Stalin, Lenin e altri, mentre il busto di Hoxha è stato posizionato in modo non frontale. No comment.


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(foto di Luisa Pece) 

La piazza è davvero immensa, con aiuole e d’estate giochi d’acqua. La si attrezza con maxischermi e sedie per eventi televisivi importanti, oppure con bellissime decorazioni colorate e un grande albero di Natale e giostre e bancarelle per le festività decembrine. Sempre affollata nelle ore serali, nelle giornate estive è una specie di forno, da evitare…..

A pochi passi dalla Piazza Scanderbeg si apre un altro luogo simbolo, la piazza del teatro, un insieme che era armonioso, con edifici pubblici e un teatro speciale, il Teatro Nazionale albanese, che oggi non esiste più. Ma questa è un’altra, tristissima storia ….


*LUISA PECE (nata a Bologna tanto tempo fa, malata di adolescenza senile, appassionata viaggiatrice, attrice per diletto, un passato lavorativo tra i libri - Il Mulino - , poliglotta, curiosa come un gatto rosso)


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