Aielli, quella Fontamara scolpita nella pietra

testo e foto di BIANCA DI GIOVANNI*

Chi volesse incontrare oggi i cafoni d’Abruzzo, quei miseri contadini privi di tutto e vittime di ogni sopruso, deve andare ad Aielli. Il paesino abbarbicato alle pendici della catena del Sirente dista otto chilometri da Pescina, paese natale di quello che fu il cantore dei braccianti del Fucino, Ignazio Silone. A Pescina si trova la sua abitazione, che ospita un museo e un centro studi. Ma è solo risalendo per circa 500 metri di dislivello i ripidi tornanti che raggiungono uno sperone affacciato sulla piana – quasi un balcone su un golfo di terra – dove sorge il vecchio borgo di Aielli (il più alto comune della Marsica) che si trova la sua prima e più famosa opera, Fontamara, letteralmente scolpita sulla pietra. Integralmente: 53.839 parole, 240 pagine, oltre 300mila caratteri incisi su una parete di 80 metri quadrati quasi sospesa tra le vette che abbracciano il letto del vecchio lago, prosciugato dai Torlonia nel XIX secolo e trasformato in un immenso e fruttuoso latifondo.

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(Aielli, il Borgo)

È in quella pianura strappata alle acque –fertilissima – che “faticavano” i cafoni di Fontamara, sfruttati e oppressi dal padrone e dai tentacoli feroci della dittatura fascista. A leggere quelle frasi che si dispiegano tutte uguali e ordinate, di colonna in colonna, coprendo una lunghezza di tre chilometri, e tutte racchiuse compatte su una “parete-quadro-icona”, sembra di trovarsi di fronte a un graffito potente su un’umanità perduta, un’epopea dei vinti dalla vita dura come quelle pietre e quella terra. Tra quei vicoli stretti e quelle casupole che circondano la parete si respira il mondo umile e imbrattato di terra e di muta rassegnazione di Fontamara, tanto che Carlo Lizzani, quando nel 1980 decise di realizzare la riduzione cinematografica del romanzo, decise di girarlo nel borgo alto di Aielli, scegliendo comparse del luogo.

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         Silone descrive i cafoni con queste parole: «In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch'è finito».

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Quello di Aielli è dunque un monumento poderoso ai più deboli, alla “carne abituata a soffrire”, ma anche alla voglia di riscatto. La scelta di un paesino di montagna, a rischio spopolamento, per riscoprire queste radici forti e drammatiche non si è fermata infatti all’incisione di Fontamara. Da quest’anno a pochi metri dalla parete di Silone, ne è sorta un’altra che riporta integralmente il testo della Costituzione italiana. Realizzato dallo stesso artigiano, il secondo monumento si collega idealmente al primo, e ne completa il messaggio. Fu la reazione al fascismo, quel richiamo alla dignità umana che infonde la Carta costituzionale, che dette nuova forza ai braccianti. Con le loro battaglie negli anni ’50 riuscirono a espropriare i Torlonia e a ottenere che il latifondo fosse suddiviso tra i contadini.

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(Il monumento all'astronomo Angelitti)

 Così Aielli non solo riscopre le sue radici, ma lancia nuove aperture sul futuro, semplicemente scrivendo e mostrando, in alto, tra la terra e il cielo, quelle parole-manifesto che intessono il ‘900 italiano. Una scelta visionaria. Quelle casupole, quella terra, non hanno prodotto solo fatica e sudore, ma anche studio e impegno. A testimoniarlo il terzo “monumento di pietra” che troverete nel paesino: la torre medievale adiacente alla parete di Silone che ospita oggi un osservatorio astronomico. L’installazione si chiama “Borgo universo". Sì, si osservano le stelle dallo sperone di pietra, e sempre gli astri si possono vedere sui murales dipinti sulle pareti delle case. Un altro “racconto” per immagini collocato sulla pietra, che altro non è che un ulteriore inno alle radici locali. Ad Aielli infatti nacque Filippo Angelitti,  famoso astronomo dell’  ’800 che lavorò all’osservatorio di apodimonte e a quello di Palermo. A lui è dedicato un monumento ai pianeti che sorge nella piazzetta interna del borgo.

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(La Torre delle stelle)

Così si chiude il cerchio: un viaggio tra terra e cielo, tra montagne e stelle, tra memoria e presente. Tutto in un piccolo paesino che rischiava di scomparire.


*BIANCA DI GIOVANNI (Ha frequentato per 30 anni i Palazzi del potere economico per seguire i numeri della finanza pubblica per l’Unita’. Oggi si dedica alla natura estrema e incontaminata e alla lotta al riscaldamento climatico seguendo un progetto di sviluppo sostenibile su arte e natura nell’Abruzzo interno, Regione in cui è nata)


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